Jace’s POV

È un po’ vecchiotto questo POV (Point Of View=punto di vista) di Jace in CoG alla scena del maniero, ma io lo trovo stupendo! *_* ❤ Uno dei momenti Clace migliori!
Clary sentì un acuto scalpiccio tutt’intorno a lei. Per un momento, disorientata, pensò che avesse cominciato a piovere – poi comprese che si trattava di macerie e sporcizia e vetro rotto: i detriti del maniero in frantumi che le volavano intorno come grandine mortale.
Jace la premé contro il pavimento, il corpo appiattito su quello di lei, il battito del suo cuore forte nelle orecchie di Clary quasi quanto il suono della casa che andava in rovina.

Più tardi, Jace avrebbe ricordato molto poco della distruzione del maniero, della distruzione dell’unica casa che aveva conosciuto fino ai dieci anni d’età. Gli sarebbe rimasta in mente la caduta dalla finestra della libreria, il rotolare giù sull’erba, lo stringere Clary forte tra le braccia, costringendola a restare giù, sotto di lui, che la copriva col suo corpo mentre i resti dell’abitazione gli piovevano intorno come grandine.
Poteva sentire il respiro di Clary, i battiti rapidi del suo cuore. Gli ricordò il suo falco, il modo in cui si piegava, cieco e fiducioso, tra le sue mani, la velocità del suo battito cardiaco. Clary lo teneva per il davanti della maglia, anche se Jace dubitava che se ne fosse resa conto, il viso premuto contro la sua spalla; Jace temeva disperatamente di non bastare, di non riuscire a coprirla del tutto, di non poterla proteggere in ogni sua parte. Immaginò macigni grandi come elefanti ruzzolare giù per il terreno roccioso, pronti a colpirli entrambi, a colpire lei. La terra tremò sotto di loro, e Jace la strinse ancora di più contro di sé, come se questo potesse essere di qualche aiuto. Era un pensiero stupido e lui lo sapeva, come quando chiudi gli occhi per non vedere il coltello pronto a colpirti.
Il ruggito era cessato. Jace realizzò con stupore di riuscire di nuovo a sentire: piccole cose, il suono degli uccelli, l’aria tra gli alberi. La voce di Clary, senza fiato. “Jace… credo che tu abbia fatto cadere il tuo stilo da qualche parte.”
Jace si tirò indietro e abbassò lo sguardo per osservarla. Clary ricambiò fermamente la sua occhiata. Sotto la luce lunare i suoi occhi verdi sarebbero potuti sembrare neri. I suoi capelli rossi erano pieni di polvere, il suo volto striato di fuliggine. Jace riusciva a vedere il battito nel suo collo. Pronunciò la prima cosa che gli venne in mente, intontito, “Non mi importa. A patto che tu non sia ferita.”
“Sto bene.” Clary si allungò in avanti, facendo correre lievemente le dita tra i capelli di Jace; il corpo di lui, ipersensibile per l’adrenalina, sentì come delle scintille contro la sua pelle. “C’è dell’erba – tra i tuoi capelli,” gli disse lei.
Nei suoi occhi si leggeva preoccupazione. Per lui. Jace ricordò la prima volta che l’aveva baciata, nella serra; come infine l’aveva capito, aveva finalmente compreso che le labbra di qualcuno contro le tue possono annullarti, lasciarti con la testa che gira e senza fiato. Che tutta l’esperienza al mondo, tutte le tecniche che puoi conoscere o aver appreso, saltano fuori dalla finestra quando quella che stai baciando è la persona giusta.
O quella sbagliata.
“Non dovresti toccarmi,” le disse.
La mano di Clary si bloccò lì dov’era, il palmo contro la guancia di Jace. “Perché no?”
“Sai il perché. Hai visto ciò che ho visto io, no? Il passato, l’angelo. I nostri genitori.”
Gli occhi le si scurirono. “Ho visto.”
“Sai cos’è successo.”
“Sono successe tante cose, Jace…”
“Non per me.” Le parole di Jace erano un sussurro angosciato. “Ho sangue demoniaco, Clary. Sangue di demone. Capisci che significa, non è così?”
Lei alzò il mento. Jace sapeva quando poco le piacesse sentir insinuare che non aveva capito qualcosa, o che non lo sapeva, o che non c’era bisogno che lo sapesse. Era una cosa di lei che amava, e lo fece andare fuori di testa. “Non significa niente. Valentine era pazzo. Stava solo sproloquiando.”
“E Jocelyn? Era pazza anche lei? So cosa stava cercando di fare Valentine. Voleva creare degli ibridi – metà angeli, metà umani, e metà demoni metà umani. Tu sei il primo, Clary, e io il secondo. Sono in parte mostro. In parte tutto ciò che ho sempre cercato con tutto me stesso di bruciare, di distruggere.”
“Non è vero. Non può esserlo. Non ha senso…”
“Ma è così.” Perché non riusciva a capirlo? A lui sembrava così ovvio, così basilare. “Questo spiega tutto.”
“Intendi dire, questo spiega perché sei uno Shadowhunter così eccezionale? Perché sei una persona leale e impavida e onesta e tutto ciò che i demoni non sono…”
“Questo spiega,” disse lui, con lo stesso tono, “perché provo questi sentimenti per te.”
Un respiro sibilante le scappò tra i denti. “Che intendi?”
“Sei mia sorella,” le spiegò. “Mia sorella, il mio sangue, la mia famiglia. Dovrei volerti proteggere…” si strozzò con le parole, “proteggerti da quei ragazzi che desiderano fare con te esattamente ciò che vorrei fare io.”
La sentì trattenere il fiato. Lo stava ancora guardando, e sebbene lui si fosse aspettato di vedere orrore nei suoi occhi, un qualche tipo di repulsione – perché non gli risultava di aver mai pronunciato in maniera così chiara o priva di tatto ciò che provava esattamente –, non fu questo quello che scorse. C’era solo la curiosità della ricerca, come se lei stesse esaminando la mappa di un qualche paese sconosciuto.
Quasi distrattamente, Clary fece scivolare le dita lungo la guancia di Jace fino ad arrivare alla bocca, delineando i contorni delle sue labbra con l’indice, come se stesse tracciando un percorso. C’era una domanda nei suoi occhi. Jace sentì il cuore rigirarglisi nel petto e il suo cuore, sempre traditore, rispondere al tocco di Clary.
“Cos’è, esattamente, che vuoi fare con me?” gli chiese.
Jace non riuscì a frenarsi. Si protese in avanti, sfiorandole l’orecchio con le labbra: “Potrei mostrartelo.”
La sentì tremare, ma a dispetto del tremito nel suo corpo, gli occhi di Clary lo stavano sfidando. L’adrenalina nelle vene di Jace, mista al desiderio e all’incoscienza della disperazione, gli fece cantare il sangue. Glielo mostrerò, pensò. Metà di lui pensava che l’avrebbe respinto. L’altra metà era troppo piena di Clary: la sua vicinanza, la sensazione che gli dava averla contro di sé – per pensare come si deve. “Se vuoi che mi fermi, dimmelo adesso,” sussurrò, e quando lei non rispose lui le sfiorò con le labbra l’incavo della tempia. “O adesso.” Con la bocca trovò la sua guancia, la linea della sua mascella: assaggiò la pelle di Clary, dolcemente salata, polvere e desiderio. “O adesso.” Tracciò la linea della mascella con le labbra, e Clary si inarcò contro di lui, facendo sprofondare le dita di Jace nel terreno. Il respiro di Clary, sottile, affannato, lo stava facendo impazzire, e così poggiò la bocca su quella di lei per zittirla, sussurrandole, dicendole, non chiedendole: “Adesso.”
E la baciò. All’inizio gentile, ma poi improvvisamente la mani di Clary gli artigliarono il retro della maglia, e la morbidezza di lei era premuta contro il petto di lui, e improvvisamente Jace sentì il terreno solido sotto di sé mentre cadeva. La stava baciando come aveva sempre desiderato, con un abbandono selvaggio e totale, la lingua che impetuosa entrava nella bocca di Clary e duellava con quella di lei, e Clary era audace tanto quanto lui, lo assaggiava, esplorava la sua bocca. Jace raggiunse i bottoni del cappotto di Clary proprio mentre lei gli mordeva leggermente il labbro inferiore, e il suo intero corpo sobbalzò.
Clary posò le mani su quelle di Jace, e per un attimo lui ebbe paura che gli avrebbe chiesto di fermarsi, che gli avrebbe detto che tutto ciò era follia, che il giorno dopo si sarebbero odiati. Ma: “Lascia fare a me,” disse lei, e Jace si immobilizzò mentre Clary si sbottonava tranquillamente i bottoni, spalancando il cappotto. La maglia che indossava sotto era quasi trasparente, e Jace riusciva a vedere la forma del suo corpo al di sotto: la curva dei seni, la rientranza della vita, l’allargarsi dei fianchi. Gli sembrava di avere le vertigini. Aveva visto altre ragazze in questa situazione, ovviamente, ma mai prima di allora gli era importato.
E ora nient’altro aveva importanza.
Clary sollevò le braccia, gettò la testa indietro, una supplica negli occhi. “Torna qui,” sussurrò. “Baciami di nuovo.”
Jace fece un rumore che non gli sembrava di aver mai emesso in precedenza e le cadde di nuovo addosso, dentro di lei, baciandole le ciglia, le labbra, la gola, la pulsazione lì sul collo – infilò le dita sotto la fragile maglia e sentì il calore della sua pelle. Mentre armeggiava col reggiseno di Clary, si disse con certezza che tutto il sangue nel suo cervello doveva essere fluito via – il che era ridicolo, che motivo hai di essere uno Shadowhunter e un esperto nell’arte di fare qualsiasi cosa se poi non sai neanche sganciare un reggiseno? –, e quando il gancetto si aprì e con le dita riuscì a toccare la pelle nuda di Clary, la debole forma delle sue spalle che gli sfiorava le spalle, sentì il suo stesso debole ansimare. Per qualche ragione, il piccolo rumore che sfuggì a Clary quando finalmente riuscì a toccarla gli sembrò più erotico di qualsiasi altra persona avesse visto nuda in passato.
La mani di lei, piccole e determinate, raggiunsero l’orlo della sua maglia e cercarono di sfilargliela. Jace le tirò su la maglietta, oltre le sue costole, sentendo il bisogno di avere quanta più pelle possibile in contatto con quella di lei. Quindi era questa la differenza, pensò. Questo significava essere innamorati. Jace si era sempre vantato della sua tecnica, della sua capacità di mantenere il controllo, della risposta che sapeva suscitare. Ma ciò richiede valutazione, e la valutazione necessita di distanza, e tra loro al momento non ce n’era alcuna. Jace non voleva che ci fosse nulla tra sé e Clary.
Con le mani trovò la cintura dei jeans di Clary, la forma delle ossa iliache. Sentì le dita di Clary sulla sua schiena nuda, suoi erano i polpastrelli che gli trovavano le cicatrici e le accarezzavano leggermente. Jace non era certo che Clary sapesse davvero ciò che stava facendo, ma stava sfregando i suoi fianchi contro quelli di lui, facendolo tremare, facendogli venire voglia di andare troppo veloce. Le si appiattì ancora più contro e la tenne ferma contro di sé, allineando i fianchi di Clary con i suoi, e la sentì ansimare nella sua bocca. Pensò che forse l’avrebbe respinto, ma invece Clary gli circondò i fianchi con una gamba, tirandolo più vicino. Per un attimo, Jace pensò che sarebbe svenuto.
“Jace,” sussurrò Clary. Gli baciò il collo, la clavicola. Le mani di Jace erano sulla vita di lei, le risalivano la gabbia toracica. Clary aveva una pelle eccezionalmente morbida. Lei si sollevò leggermente mentre Jace le infilava le dita sotto al reggiseno, e gli baciò il marchio a forma di stella sulla spalla. Jace stava per chiederle se ciò che lui stava facendo andava bene, quando Clary si allontanò di scatto con un’esclamazione di sorpresa…

“Cosa c’è?” Jace si bloccò. “Ti ho fatto male?”
“No. È stato questo.” Clary toccò la catenella d’argento intorno al collo di Jace. Alla fine c’era un piccolo cerchio di metallo. Le era andato a sbattere contro quando si era sporta in avanti. Lo fissò.
Quell’anello – il pezzo di metallo esposto alle intemperie, quello con il motivo a forma di stelle sopra – lei lo conosceva bene.
Era l’anello dei Morgenstern. Lo stesso anello che Valentine aveva portato alla mano, scintillante, nel sogno che l’angelo gli aveva mostrato. Era stato di Valentine, che poi l’aveva dato a Jace, così come era sempre passato dalla mano del padre a quella del figlio.
“Mi spiace,” disse Jace. Tracciò la linea della guancia di Clary coi polpastrelli, un’intensità sognante negli occhi. “Non ricordavo di avere al collo quella roba maledetta.”
All’improvviso il gelo corse attraverso le vene di Clary. “Jace,” chiamò a bassa voce, “Jace, no.”
“No cosa? Non indossarlo?”
“No, non… non toccarmi. Fermati un secondo.”

Aaawww ❤

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Crediti: http://www.shadowhunters.it

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